Numero 4 – Aprile/Maggio 2012

ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE “Umberto Follador” AGORDO (BL)

Anno I – Numero 4 – Aprile-Maggio 2012

PERIODICO SULLE ATTIVITÀ DEL PROGETTO PACE

Giovani in cammino per un nuovo umanesimo

A BELLUNO LO SPETTACOLO DELLA RETE

Sul palco del Teatro comunale, il nostro gruppo ha presentato una coinvolgente e applauditissima coreografia sul tema del rapporto tra le generazioni.

Il prossimo 7 maggio avremo la possibilità di presentare il nostro lavoro al Gran Teatro Geox di Padova, nell’ambito del Meeting internazionale della Rete Progetto Pace.

QUANDO DALL’IMPEGNO SGORGA L’EMOZIONE

AL teatro comunale con altre dieci scuole della provincia

Innumerevoli emozioni hanno dato colore al nostro laborioso percorso vissuto per la preparazione di questo piccolo grande spettacolo.

Grande, non per le umili doti artistiche che ognuno di noi possiede, non per le musiche scelte, né per la coreografia realizzata, ma grande per l’impegno e l’amore profuso nel compierlo, per non parlare del bene che, dall’inizio alla fine ci siamo scambiati e che tutt’ora continuiamo a scambiarci.

Nessuno di noi è attore o ballerino, ma tutti abbiamo cercato, in un modo o nell’altro, di calarci in quel ruolo e se prima non eravamo né l’uno né l’altro, in quei brevissimi e allo stesso tempo eterni nove minuti trascorsi sul palco del teatro comunale di Belluno, lo siamo diventati.

Ma, ragazzi miei, non è ancora finita. Anzi, adesso arriva il bello! Il 7 maggio al Gran Teatro Geox di Padova ci sarà il vero e proprio concorso dove, sono certa, tutti noi daremo il massimo.

Vorrei, tuttavia, dirvi una cosa, ovvero che a prescindere dal risultato che otterremo, la nostra vittoria l’avremo comunque raggiunta perché siamo riusciti a realizzare tutto questo senza inutili tensioni, senza litigi, ma con il sorriso, la collaborazione, l’impegno e soprattutto divertendoci.

Sento di ringraziare tutti perché questa esperienza vissuta insieme sarà, senza dubbio, chiusa a chiave in un cassetto del mio cuore per non rischiare di perderne il ricordo. Grazie!

Federica RuOsi – classe 5 liceo

RINNOVARE L’IMPEGNO PER LA GIUSTIZIA

INTERESSANTE SERATA CON MONI OVADIA E DON CIOTTI

Che dire di una serata che è stata non solo interessante ma anche coinvolgente. I protagonisti di questo evento sono stati Moni Ovadia, e don Luigi Ciotti, il primo, scrittore, musicista, attore di teatro, il secondo, “prete di strada” fondatore del “Gruppo Abele” di Torino e di “Libera”, associazione nata per opporsi alla mentalità mafiosa e promuovere il valore della partecipazione e della cittadinanza attiva.

L’argomento, filo conduttore dell’incontro, è stato quello della giustizia. È stata una serata piena di emozioni, piena come il teatro di Belluno che ha ospitato l’evento organizzato dalla Diocesi Di Belluno-Feltre.

Gli intervenuti hanno avuto una bella testimonianza di come, pur partendo da culture e tradizioni diverse, si possa giungere a condividere, con reciproco arricchimento, le stesse conclusioni.

Ci si è dapprima introdotti nel tema attraverso la sensibilità della cultura ebraica di cui Moni Ovadia si è reso splendido interprete. “Il mondo, ha detto, riposa su tre pilastri: giustizia, verità e pace. Se fai giustizia, fai verità e fai pace.” Ma attenzione perché non sempre ciò che chiamiamo giustizia è davvero tale: anche la giustizia di Hitler, come strumento di equilibrio tra gli uomini, poteva essere considerata perfetta, ma non era affatto giusta.

Molto spesso pretendiamo che la giustizia debba essere giusta nei confronti degli altri senza lasciare scappatoie, mentre se i soggetti a cui bisogna ricondurre un atto di giustizia siamo noi speriamo sempre che essa sia indulgente. Forse è per questo che frequentemente ci lamentiamo delle ingiustizie, solo quando vanno contro la nostra idea di giustizia o il nostro esclusivo interesse.

La giustizia, in fondo, è l’unico motore per una relazione efficace tra gli uomini e quindi per la pace.

Altro relatore della serata e figura importante del nostro tempo è stato don Ciotti: dalla voce di questo prete sono risuonate con forza parole come democrazia, giustizia, libertà, uguaglianza, legalità, responsabilità, identificate come spina dorsale della nostra Costituzione.

Da sx: Moni Ovadia, Don Luigi Ciotti, il moderatore della serata don Rinaldo Ottone, Roberta Gallego Sostituto Procuratore della Repubblica di Belluno e l’avvocato Enrico Gaz

Da sx: Moni Ovadia, Don Luigi Ciotti, il moderatore della serata don Rinaldo Ottone, Roberta Gallego Sostituto Procuratore della Repubblica di Belluno e l’avvocato Enrico Gaz

E nello scorrere di fatti deludenti, ma anche di belle storie di speranza, il pubblico in sala ha potuto cogliere da un lato la complessità delle problematiche oggi sul tappeto, ma nel contempo la forza e la determinazione di tante persone, giovani compresi, disposte a lottare per costruire un nuovo modello di società per il quale tutti sono stati chiamati ad essere protagonisti.

Alla fine, ha concluso Ciotti, a tutti, non importa se credenti in qualcosa di più grande di noi o no, non ci verrà chiesto se saremo stati credenti, ma credibili.

Concludo questo articolo con una frase che mi ha colpito molto: “il mondo riposa sull’alito dei bimbi che studiano”, non vi chiedo di analizzarla in maniera filosofica, ma di rifletterci, perché il mondo che verrà sarà quello che sapremo costruire già da oggi, ma soprattutto è affidato ogni volta, di generazione in generazione, alla capacità che l’adulto avrà di investire risorse e fiducia nelle giovani generazioni. Noi possiamo essere, i più piccoli di noi potranno diventare, la carta vincente da giocare perché il nostro diventi un mondo più giusto.

Una scrittrice anonima – 5 liceo

Se riconosci qualcosa di ingiusto, cerca di impegnarti subito a porre fine all’ingiustizia, perché mai aspettare l’anno prossimo?

Meng Tzu, Pensatore cinese, IV-III secolo a.C.

LAVORARE IN RETE

LA NOSTRA PRESENZA NELLA RETE DI SCUOLE BELLUNESI

Imparare a mettere insieme idee e risorse per creare nuove e maggiori opportunità è sempre un fattore positivo, ma per le nostre realtà periferiche diventa quasi una necessità. Anche le scuole non fanno eccezione, è per questa ragione che abbiamo deciso di far parte della Rete di scuole per un mondo di solidarietà e pace di Belluno che condivide i nostri stessi obiettivi. Per anni abbiamo condiviso anche la presenza nella Rete Progetto Pace di Treviso con la quale siamo ancora collegati. Avere tuttavia un’organizzazione territorialmente più vicina ci consente di sfruttare meglio le opportunità offerte; ecco allora che anche la nostra scuola e i nostri studenti hanno potuto avere occasioni altrimenti difficilmente realizzabili.

In questi anni siamo stati nel cuore dell’Europa, prima a Ginevra nelle sedi dell’ONU e poi a Bruxelles per un tuffo nella conoscenza dell’Unione Europea, ma anche a scuola siamo riusciti a proporre alcune testimonianze significative, come quella di John Baptist Onama, un ex bambino soldato salvatosi grazie all’incontro con persone che lo hanno fatto andare a scuola, oppure con il prof. Michele Di Cintio, storico europeista, che ci ha aiutato a rileggere la nostra storia, con uno sguardo attento alle sfide e ai cambiamenti che abbiamo di fronte.

Siamo certi che la collaborazione all’interno di questa realtà possa offrirci ancora belle occasioni di crescita.

IN UNA SOCIETÀ DOVE TUTTI RECLAMANO DIRITTI

È FORSE NECESSARIO RISCOPRIRE IL SENSO

E IL VALORE DEI DOVERI

Grazie ai diritti, gli esseri umani si sono emancipati dal dominio di altri uomini, dall’oppressione, dalla discriminazione, dall’esclusione, dalla povertà e da tante forme di violazione della dignità personale, […] tuttavia è chiaro che una società democratica formata da cittadini persuasi di avere soltanto diritti, degenera nel dominio dei prepotenti sui deboli, dei furbi sugli onesti, dei dissennati sui saggi.

Maurizio Viroli, L’Italia dei doveri, Rizzoli

Suggerimenti e contributi da parte dei nostri lettori sono bene accetti

Numero 3 – Marzo 2012

ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE “Umberto Follador” AGORDO (BL)

Anno I – Numero 3 – Marzo 2012

PERIODICO SULLE ATTIVITÀ DEL PROGETTO PACE

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Costituzione Italiana, art. 32

Il gruppo che ha avuto la possibilità di visitare il Poliambulatorio di Emergency a Marghera

EMERGENZA… PACE!

Una notizia sensazionale è giunta alle nostre orecchie ormai assuefatte ai tragici articoli riportati dai giornali e ai nefasti servizi che i telegiornali quotidianamente ci scagliano addosso.

In mezzo alle troppe guerre ancora in corso nel mondo, sotto la moltitudine di innocenti uccisi ogni giorno dalle ingiustizie, tra le malattie che si espandono a macchia d’olio dove non vi sono i mezzi o, talvolta, la volontà per fermarle, brillano piccole ma luminose scintille di pace che il buio tenta invano di soffocare.

Una di queste scintille si presenta in forma di una “E” rossa in campo bianco, prende il nome di Emergency e di certo non vi è persona al mondo che non l’abbia mai sentita nominare. Se tu, lettore stai pensando “È no, io invece non ne ho proprio mai sentito parlare!” Sbagli. Te ne stiamo parlando noi…

Giovedì 9 febbraio Pierpaolo, un volontario del gruppo di Belluno, è venuto a parlarci di questa associazione e degli scopi che essa si prefigge. Anche i più scettici tra di noi hanno dunque potuto tastare il terreno per rendersi conto di come essa effettivamente opera.

Emergency è un’associazione italiana indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità e per portare aiuto alle vittime civili delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. E’ quasi un modo di contrastare la guerra portando la pace laddove non c’è. Gli ospedali di Emergency sono dislocati nei luoghi dove la necessità di cure e di sostegno è più elevata a causa delle numerose guerre o degli scontri armati, come Afghanistan, Cambogia, Iraq, Sierra Leone, Sudan, e arrivano a lambire ben 16 paesi.

In particolare ci è stata illustrata l’opera che è stata iniziata in Italia per il sostegno di immigrati e italiani bisognosi di cure ma impossibilitati ad accedere agli ospedali statali. Siamo poi stati invitati a visitare di persona il centro di Mestre, proposta che abbiamo accettato di buon grado. Vedremo con i nostri occhi questa strana specie di persone che sembra essere tanto rara perché, nuotando controcorrente, mette gratuitamente il proprio tempo e le proprie capacità a disposizione di chi ne ha necessità, seguendo il massimo principio di Emergency, e cioè l’uguaglianza e l’universalità del diritto alle cure senza distinzione alcuna, principio che dovrebbe far riflettere chi ha testa…

Sara Schena – classe 5 liceo

DOPO PALERMO, MARGHERA

IN SOSTITUZIONE DI UN’ITALIA CHE NON C’È

Il 29 febbraio scorso ci siamo recati a Marghera per visitare il poliambulatorio di Emergency, realizzato in un edificio di proprietà del Comune di Venezia, ristrutturato dall’associazione, e inaugurato nel dicembre 2010.

Una luce vera, in mezzo al buio di una società ormai troppo individualista per vedere oltre al meccanismo politico economico, che sembra voler ignorare le situazioni di vera difficoltà, che fanno parte, bene o male, della nostra realtà: ecco il senso della presenza di questa struttura nel nostro Paese.

La città di Marghera è stata scelta come luogo del secondo poliambulatorio di Emergency (dopo quello di Palermo), per la vicinanza al porto, luogo di arrivo di un gran numero di immigrati. Molti di loro sono infatti tra gli utenti della struttura, ma con sorpresa abbiamo dovuto constatare che anche molti italiani, si affidano alle cure gratuite dell’associazione: famiglie in difficoltà economica, con redditi bassi che non riescono a far fronte alle spese mediche per i loro figli.

Non tutti hanno bisogno di cure mediche specifiche, per alcuni il reale bisogno si sposta su un altro piano: quello della comprensione, o di una semplice parola di conforto.

Per gli operatori del poliambulatorio niente più di uno sguardo che ha ripreso vigore, degli occhi che hanno all’improvviso ripreso a luccicare, possono regalare quella sensazione che non si può comprare, che è il sentirsi importanti, per ciò che si è: il ridare la gioia ad una persona come noi, è la cosa più semplice e al contempo più ambiziosa con la quale un uomo si possa confrontare.

La nostra visita al Poliambulatorio ci ha arricchito; ognuno una sensazione, ognuno una speranza in più, ma tuttici siamo portati a casa il sapore, ormai raro, del fare, dell’andare avanti, per aiutare, ricostruendo materialmente le vite altrui e ridare un senso vero e giusto alla vita di chi non si accorge di vivere nell’agiatezza più totale e magari continua a chiedere solo per sé, quando al mondo esistono situazioni divergenti, opposizioni e contraddizioni che spesso non sappiamo più riconoscere.

Forse è la paura di perdere le nostre, a volte, fragili certezze che ci blocca, ma se solo si mettesse da parte quella volontà di prevalere, migliorerebbero non solo le situazioni di disagio, non cambierebbero solo gli ambienti in difficoltà sotto il punto di vista nutrizionale, demografico, istruttivo e sanitario…ma anche le popolazioni cosi dette avanzate, riacquisterebbero quello sguardo più umano che, in parte, sembrano avere smarrito.

Luisa Pagani - classe 5 liceo

CIAO CARA DEPRESSAO…IO ME NE VADO A RIO, FACENDOTI MARAMEO!

IN ARCHIVIO L’UNDICESIMA EDIZIONE DEL CONCERTO PER LA PACE

Il gruppo degli Psicantria

Ah ma quindi lei è psichiatra? Ma psicologo o psichiatra? Mi faccia capire, lei è uno psichiatra o uno psicologo? E lo psicoterapeuta chi è?

Così hanno esordito Gaspare Palmieri e Cristian Grasselli sabato 3 marzo al “Concerto per la Pace”. Sulle note della prima canzone, “la Psicantria” si sono presentati al pubblico: uno psichiatra e uno psicoterapeuta con la passione per la musica che da poco tempo hanno deciso di sfruttare le loro potenzialità in campo lavorativo creando un progetto di “musicoterapia”. E’ strabiliante come i due cantautori siano riusciti a trasmetterci in modo semplice, con le loro canzoni i problemi e le psicopatologie che sempre più invadono la nostra società.

Il primo tema trattato è stato quello dell’anoressia, ovvero quella malattia che porta all’ossessione del peso corporeo e quindi a una drastica riduzione dell’alimentazione. Secondo Jessica, la protagonista della canzone degli Psicantria, persino l’aria la fa ingrassare, i carboidrati siano dannati, le proteine son delle sgualdrine e invece i grassi son satanassi. Per gli anoressici leggero è il corpo ma l’anima pesa, allora mollate la presa, gettate lo specchio e la bilancia e sia benvenuta pure la pancia!

Le altre canzoni avevano come protagonisti personaggi con svariati problemi psichici come ad esempio il depresso, che vede tutto nero e ha dimenticato le sfumature dei colori, l’ossessivo, che vive ogni momento con l’ansia che tutto vada per il giusto verso, l’ipocondriaco, che si sente ogni tipo di malattia esistente e il dipendente, che la sua vergogna di bere la dimentica bevendo e vive per ciò che manca e non per ciò che sogna. Queste psicopatologie, come sono riusciti a spiegarci i cantanti, sono curabili con psicoterapie ma, non è sempre facile superarle. Alcuni pazienti, a volte, possono scivolare davvero in basso e anche giungere a una soluzione finale, il suicidio. Non si può giudicare, non si può immaginare, non si può mai sapere cosa ha spinto una determinata persona a compiere quel passo. Ma perché decidere di farla finita? Perché decidere di abbandonare la cosa più preziosa che ci è stata data?

Questo non è stato un concerto come tutti gli altri, Grasselli e Palmieri, con le loro canzoni, hanno voluto farci ragionare sui problemi e sulle malattie che nascono dalla società dei giorni nostri, farci pensare a quanto ognuno di noi sia un essere speciale e quanto è preziosa la nostra vita, perché sprecarla dunque? Dobbiamo cercare di tenercela a cuore, viverla al meglio e la prima cosa da fare è avere cura di noi stessi. Questo è uno dei messaggi che ci hanno lasciato con le loro melodie:

Abbi cura di te e dai, dopo mangiato, fattelo un bel caffè,

Che in fondo non ci vuole poi granchè a risalir sulla sella, a riempire un bignè.

E qualche nota fuori scala mettila nel conto.

Qualche bruco nella mela non è poi un affronto

La terra non è una sfera neanche quando è sera!”

Caterina De Zorzi – classe 5 liceo

I MIEI RAGAZZI DI PROGETTO PACE

Nasce questo nostro piccolo giornale. Bella idea! Così, spontaneamente, mi ha assalito il desiderio, la voglia di raccontare qualcosa riguardo alle attività del Progetto, non tanto relativamente a quanto il nostro gruppo si preoccupi di realizzare, di organizzare, ma inerente alla mia esperienza vissuta e condivisa con esso.

Sono un po’ di anni che viaggio con esso, percorrendo un cammino tracciato da varie iniziative per contribuire a realizzare sogni di persone che non possono permettersi di sognare, ma vorrei soffermarmi su un aspetto che mi sta particolarmente a cuore: i ragazzi, che dedicano il loro tempo a tale progetto.

Sono speciali, e ciò che da sempre mi ha sorpreso è che quello che fanno ( e vi assicuro non è “poco”) lo affrontano sempre con tanta gioia ed entusiasmo.

Il lavoro è impegnativo, richiede partecipazione, responsabilità, cognizione di quanto viene loro chiesto e che desiderano affrontare e svolgere. Ebbene loro partecipano con entusiasmo e con il sorriso sulle labbra, che, personalmente, mi dona la volontà di continuare a percorrere tale cammino intrapreso.

Attualmente stiamo preparando il concorso annuale, che spesso ci ha visto vincitori (ma non è questo l’aspetto importante) e l’altro giorno, un martedì, mentre si svolgevano le prove, per problemi di spazio ci siamo trovati sul percorso panoramico antistante l’istituto per riuscire ad esserci tutti. Io li guardavo, quanta forza di volontà, quanto credono in quello che cercano di realizzare.

E’ anche vero che nel contempo che ridiamo, ci divertiamo, ma vi assicuro che in loro vi è molta caparbietà. Hanno sempre voluto vivere intensamente ogni esperienza proposta. Con loro ho vissuto e condiviso molti viaggi non sempre facili da affrontare, non tanto per le distanze, quanto per i luoghi visitati, quali i campi di sterminio. Li ho visti piangere, li ho visti sorridere, li ho sentiti cantare; abbiamo condiviso pranzi e cene, abbiamo giocato a briscola.

Vi assicuro sono dei GRANDI, dei veri e propri GIGANTI che sanno affrontare i tristi “mulini a vento” che hanno infamato e ancora adesso denigrano l’essere umano poiché troppo spesso seguono un “vento contrario”. Ma i nostri ragazzi lottano affinché quel vento ritorni a soffiare sulla “retta via”. Grazie fanciulli, perché credete in quello che fate.

Monica De Martin

Numero 2 – Febbraio 2012

ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE “Umberto Follador” AGORDO (BL)

Numero 2 – Febbraio 2012

PERIODICO SULLE ATTIVITÀ DEL PROGETTO PACE

 Il nostro piccolo contributo

Joseph Balikusembe Ntaare è il nostro compagno adottivo

 

Nella foresta un giorno scoppiò un furioso incendio che in poco tempo mise a repentaglio l’esistenza di tutti gli animali: Il leone convocò un’assemblea urgente nella quale si decise di prodigarsi tutti insieme nello spegnimento del fuoco.

Il più efficace pompiere era naturalmente l’elefante, che con la sua proboscide raccoglieva e poi spruzzava sulle fiamme grandi quantità d’acqua.

Tra tutti gli animali c’era anche un piccolo colibrì che, velocissimo, faceva la spola tra il fiume e l’incendio trasportando però una piccola quantità d’acqua.

Il leone ad un certo punto lo chiamò e gli disse: “Ma cosa credi di fare tu, così piccolo, non pretenderai mica di spegnare l’incendio?”. Il piccolo colibrì rispose: “ No, io faccio solo la mia parte!” E volò velocemente verso il fiume per raccogliere un altro po’ d’acqua da gettare nelle fiamme.

JOSEPH, UNO DI NOI

Quest’anno abbiamo deciso di affiancare alle varie attività che abbiamo in programma, anche un’azione concreta che ci chiami in prima persona a dare qualcosa di nostro.

La nuova iniziativa si concentra in una “adozione a distanza”, per la quale ci siamo appoggiati all’Associazione “Insieme si può” che ha contatti diretti in Africa. Ma cos’è un’adozione a distanza? Con questo progetto una famiglia, un singolo oppure un gruppo come noi, può sostenere, con un modestissimo impegno economico, un ragazzo/a che ha bisogno di una mano per avere una vita diciamo “normale”o almeno migliore di quella che altrimenti gli spetterebbe.

Il nostro nuovo “compagno” è un ragazzo ugandese di nome Joseph, purtroppo è orfano di entrambi i genitori, morti a causa dell’AIDS ed ora vive con la nonna assieme ai suoi tredici fratelli ospitato presso uno dei centri del Meeting Point, un’associazione di volontariato ugandese, dove può studiare e ricevere un’adeguata assistenza alimentare e medica.

È chiaro dunque che la sua situazione, come quella di tanti altri bambini, non è semplice, ma già con questo nostro piccolo aiuto, Joseph potrà crescere come sarebbe giusto che tutti i ragazzi di questo mondo crescessero, e magari, un giorno, potrà diventare una risorsa per il suo Paese. 

Marco De Bastiani – classe 1 liceo

 

Grazie ai genitori che hanno voluto appoggiare il nostro mercatino di Natale, siamo riusciti a raccogliere la cifra di 520 euro che saranno impiegati per sostenere i progetti che abbiamo allo studio.

UNA TERRA SCONOSCIUTA CHIAMATA AFGHANISTAN

A dicembre si è tenuta a Belluno una mostra fotografica intitolata “Afghanistan… per dove…” realizzata da Carla Dazzi. La mostra era già stata presentata a Milano, Trento, Riva del Garda, Padova, Lecco e altre località. La mostra ha messo in risalto soprattutto i volti delle persone incontrate dalla fotografa, volti speciali, ciascuno con una storia a volte incredibile, volti di persone di diverse etnie che se qualcuno avesse visto senza conoscere la storia di quel paese, non avrebbe capito che venivano tutti da uno stesso stato.

Afghanistan: un paese che si sente nominare solo per la guerra e per i militari italiani impegnati nell’opera di pace… ma cosa racchiudono i confini afghani? E qual è la loro storia?

Questo territorio si trova tra il Mar Caspio, la Cina e l’India. È importante per la sua posizione centrale nel passaggio da occidente a oriente; per queste e altre ragioni, come le ricchezze del sottosuolo, è un territorio conteso; anche la Cina infatti sta cercando di estendere la sua influenza sul paese. Vi è un ricco mercato di oppio che esporta molto materiale ed è per questo la capitale del narcotraffico mondiale, ma a causa di questa coltivazione il paese non utilizza i territori per sementi che diano verdure o frutti di prima necessità. La popolazione è dilaniata dalla guerra che continua a essere presente, ormai da anni, specialmente tra le diverse etnie. Le vittime della guerra non possono essere quantificate. Un problema che continuerà per molto tempo è la presenza di mine inesplose che se innescate possono non solo mutilare, ma anche uccidere una persona. A causa della guerra la popolazione si è impoverita o è dovuta scappare; conseguenza evidente è l’abbassamento dell’aspettativa di vita.

La condizione della donna in alcuni casi è peggiorata, noi donne dovremmo renderci conto della fortuna che abbiamo, anche solo per il fatto che possiamo guardare negli occhi un uomo, perché loro non possono farlo.

Ma per fortuna c’è anche un Afghanistan di donne che, rifiutando il ruolo di vittime, continuando coraggiosamente ad opporsi ai vari “signori della guerra” che calpestano i loro diritti, e lottano contro il fondamentalismo e contro chi vuole strumentalizzarle, impegnandosi per mantenere viva la speranza di un Afghanistan libero da guerre, povertà e razzismo sessuale. La democrazia è giovane e fragile, ma presente in quattro, delle trentaquattro province in cui è suddiviso il territorio.

Nella mostra, non è mancato un riferimento all’Occidente padrone, in molti casi concentrato solo nel far valere i propri molteplici interessi. La possibilità di vedere da vicino con gli occhi dei testimoni incontrati la realtà di questo paese, mi ha fatto capire che molto spesso ciò che ci mostrano alla TV non è la vera realtà, per questo credo sia importante informarsi con maggiore accuratezza sui fatti che accadono nel nostro mondo.

Monica Parissenti – classe 5 liceo

TORNA IL CONCERTO PER LA PACE

PSICANTRIA: UNA PROPOSTA INNOVATIVA

Dopo il sottile umorismo e le acute provocazioni regalateci lo scorso anno dal duo “Mario e Bruno”, ritorna anche quest’anno l’appuntamento con il Concerto per la Pace.

Il 3 marzo prossimo, presso la sala “don Tamis” di Agordo, con inizio alle 20.45, ospiteremo gli “Psicantria” per una serata come sempre all’insegna delle tematiche importanti, dell’arte e dello svago. Gli “Psicantria” sono un trio di musicisti MOLTO particolare: Christian Grasilli è uno psicologo, psicoterapeuta e musicoterapeuta che svolge attività a Bologna sui temi della prevenzione, formazione e integrazione scolastica; Gaspare Palmieri è psichiatra, psicoterapeuta, dottore di ricerca in Psicobiologia dell’uomo, cantautore, svolge l’attività di psichiatra presso l’OspedaleVilla Igea di Modena, è autore di 20 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali di psichiatria e psicoterapia.

Insieme hanno vinto innumerevoli premi musicali come “Musicultura Festival”, poiché l’obiettivo del loro esperimento educativo è quello di CURARE CON LA MUSICA: le “psychiatric band” sono gruppi musicali formati da utenti (musicisti e non), operatori (musicisti e non) e musicisti volontari. Nascono nell’ambito della riabilitazione psichiatrica e rappresentano esperienze importanti per favorire le capacità espressive delle persone che soffrono di gravi disagi psichici. Il terzo elemento del fantastico trio è infatti un ex paziente molto giovane che sta alla chitarra acustica. Ascoltando il loro CD “Psicantria: manuale di psicopatologia cantata”, superata la diffidenza iniziale, ci si commuove di fronte all’analisi sensibile e umana della persona, alla poesia dei testi, all’ironia acuta e alla musicalità: un vero e proprio capolavoro artistico che sa, come ogni forma d’arte, toccare le corde più profonde dell’animo. Ad ogni patologia psichica (anoressia, depressione, idrofobia, etc) è dedicata una canzone, che propone un nuovo modo di fare medicina e concepire la scienza nel vedere i propri pazienti non come numeri a cui somministrare un farmaco o come semplici meccanismi chimici in cui trovare la chiave giusta per riattivare il circuito, bensì come esseri umani che hanno bisogno prima di tutto di sentirsi amati e compresi. Il loro modo di concepire la Medicina è talmente innovativo ed apprezzato che li ha resi ben presto piuttosto conosciuti, vedendoli ospiti ad esempio a Rai Uno nel programma “Tornando a casa”, intervistati sul Corriere della Sera e sul più illustre giornale di Scienze Psicologiche “State of Mind”. Ecco come il grande cantautore Francesco Guccini ha sottolineato le qualità di questo gruppo: “La vera intuizione, da parte di Palmieri e di Grassilli, è che la musica, meglio, la canzone, sia un mezzo fantastico, a poco prezzo, per creare empatia, per suscitare partecipazione: sono pronto a scommettere che queste canzoni, orecchiabili, a volte persino ballabili, riuscirebbero a muovere emozioni anche in chi non fosse particolarmente interessato ad indagare la condizione esistenziale propria ed altrui…La malattia mentale è ancora oggi, purtroppo, un tabù, e alcune patologie sanno suscitare nient’altro che sospetto, diffidenza, paura, anche se certi vissuti sono solo apparentemente distanti e lontani da quelli dei cosiddetti “normali”. E pensare che basterebbe sentir suonare una canzone per ritrovarsi a cantare insieme, a sdrammatizzare, a condividere”

Claudia Soppelsa – classe 4 liceo

Numero 1 – Gennaio 2012

ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE “Umberto Follador” AGORDO (BL)

Numero 1 – Gennaio 2012

NUOVO PERIODICO SULLE ATTIVITA’ DEL PROGETTO PACE

 

L’idea di confezionare un semplice giornalino targato Progetto Pace, frullava da tempo nelle nostre teste. Pensando alla nostra attività, ci eravamo infatti convinti che, pur essendo presente nella scuola ormai da un decennio, il Progetto Pace, con le sue finalità, iniziative, proposte non fosse poi così ben conosciuto proprio all’interno dell’Istituto che lo promuoveva.

Progetto Pace: forse il nome non ci ha sempre aiutatati a far capire totalmente i nostri obiettivi, in altri scuole si parla di interculturalità, oppure di educazione alla mondialità, ai diritti, alla cittadinanza, alla legalità…ma, nome a parte, ciò che ci importa è che passi la sostanza.

Quello che ci preme è conoscere meglio e misurarci sulle grandi sfide che ci stanno di fronte, le migrazioni, le profonde disuguaglianze e ingiustizie, l’indifferenza, il sorgere di nuovi modelli di xenofobia, il dialogo interreligioso, i diritti umani e i doveri di cittadinanza, la ricerca del bene comune…

Quando abbiamo iniziato, era finita da qualche anno la guerra nella ex Jugoslavia e la nostra prima uscita ufficiale era stata in Slovenia, in visita a un campo profughi per portare aiuti concreti, insieme alla non facile solidarietà di chi come noi, poi se ne sarebbe tornato alla sua tranquilla normalità.

Ricordo che fu proprio con i giovani che risultò più difficile creare un momento di incontro, da una parte loro, costretti dentro una caserma diventata di fatto il loro mondo, dall’altra noi che arrivavamo con i nostri aiuti, magari convinti di essere accolti con entusiasmo come dei benefattori e invece inizialmente guardati quasi con sospetto. Alla fine solo una partita di calcio insieme a loro, contribuì a rasserenare il clima.

Abbiamo imparato subito che nemmeno la solidarietà è facile: colui che è in difficoltà sente il bisogno di un aiuto, ma contemporaneamente tiene terribilmente alla sua dignità che va sempre riconosciuta e tutelata. Fu un’esperienza dai sentimenti contrastanti, ma proprio per questo indubbiamente ricca.

Da allora, un po’ di strada l’abbiamo fatta, alle volte con grandi soddisfazioni in altri casi sperimentando la fatica della coerenza e il bisogno di ricalibrare i nostri obiettivi.

Tuttavia ciò che ci ha convinti della positività della nostra proposta è stato il riscontro che in questi anni ci è pervenuto da molti di coloro che, finita la scuola, si sono rifatti vivi ricordando momenti ed esperienze vissute insieme, a volte definite come indimenticabili.

E adesso lasciatemi 5 minuti di pace…è anche da questo modo di dire che si ispira il titolo del nostro foglio, da quel desiderio, che a volte sperimentiamo, di godere di un po’ di tranquillità per assaporare qualcosa di speciale; 5 minuti, è in fondo anche il tempo necessario per leggere il nostro piccolo giornale, augurandoci che in esso possiate trovare qualche utile spunto di riflessione e un pizzico di speranza.

Piergiorgio De Bastiani

A ROMA CON IL PES

VISITA AL SENATO E ALLA SCOPERATA DEL DRAMMA DEL DARFUR

Dal 17 al 19 ottobre 2011, Carolina ed io, abbiamo partecipato ad un viaggio a Roma, aggregate ad un gruppo di ragazzi delle scuole superiori di Padova e Treviso e anche ad alcuni ragazzi universitari. Il gruppo, circa 50 ragazzi più gli insegnanti accompagnatori, si è messo in moto “in nome” del PES, cioè del Parlamento europeo degli studenti.

Si presentano come un gruppo di ragazzi che partecipa attivamente a tematiche che riguardano tutti: cittadinanza attiva, ambiente, diritti umani, attualità e altro ancora.
Il viaggio a Roma si è occupato di attualità; abbiamo avuto l’onore di tenere un incontro con la giornalista Antonella Napoli, presidente di “Italians for Darfur”. Ora vi pongo una domanda: quanti sanno cos’è il Darfur? Io personalmente ne sono venuta a conoscenza in questo viaggio! È una provincia del Sudan che è in guerra civile da quasi vent’anni e la situazione della geografia ma soprattutto della popolazione è disastrosa. Ad Antonella era stato affidato un reportage che prevedeva l’analisi dello status di questa provincia; ne rimase così colpita che non lasciò quel luogo per un lungo tempo e tornata in Italia fondò quest’associazione; di seguito abbiamo incontrato il Sen. Marcenaro, presidente della commissione dei diritti umani del Senato, con il quale ci siamo confrontati su alcune tematiche: il Darfur, la situazione delle carceri italiane, la disoccupazione giovanile e il confronto con l’Olanda che ha tassi di occupazione molto alti ed infine la situazione nei paesi islamici.

Per me è stata un’esperienza del tutto nuova e non mi aspettavo di trovare tanto entusiasmo in questi giovani.

Claudia Parissenti cl. 3 liceo

 Carolina e Claudia, in prima fila a sinistra, insieme al gruppo dei partecipanti al viaggio davanti al Quirinale

 

Per saperne di più:

www.parlamentoeuropeostudenti.eu

IL CAMPUS DI MONTECATINI

CHIAMATI A ESSERE CITTADINI, INFORMATI E RESPONSABILI, SENZA ALIBI

 

E’ il più importante incontro a livello nazionale sulla cittadinanza. Ideato dal Gruppo Abele di Torino e dall’associazione Libera, nomi e numeri contro le mafie, con l’appoggio della Provincia di Pistoia e della Regione Toscana, la manifestazione ha visto andare in scena quest’anno l’ottava edizione, incentrata sul tema: “Responsabilità e diritti”.

C’eravamo anche noi quest anno con un gruppetto di 9 ragazzi che per tre giorni dal 27 al 29 ottobre 2011 si sono tuffati in incontri, conferenze, laboratori, insieme ai circa 2000 partecipanti provenienti da tutta Italia.

Secondo l’opinione di tutti si è trattato di un’esperienza positiva, sintetizzata dall’intervento di Giada che segue.

Ritengo sia stata un’esperienza indimenticabile, un viaggio che, oltre ad avermi dato la possibilità di relazionarmi con persone fantastiche, posso classificare come una vera e propria occasione di crescita interiore. Un viaggio all’interno e fuori di sé alla ricerca della felicità. Vivere secondo degli ideali, oggi, è sempre più difficile. La società, piena di relativismo, indifferenza e superficialità mette in mostra sempre e soltanto i nostri limiti e le nostre fragilità. Cerca di sminuirci, di renderci degli schiavi, pertanto se vogliamo essere veramente vivi dobbiamo essere capaci di vivere seguendo degli ideali, delle passioni, dei sogni e avere il coraggio di metterci in gioco, rimanendo sempre fedeli a noi stessi.

Il viaggio è visto così come una porta che si apre dentro di noi, come un sogno che ha inizio”.

Giada Ganz, cl.4 liceo

I partecipanti del Follador al Campus insieme ad altri ragazzi

Se vuoi saperne di più…

www.gruppoabele.org www.libera.it www.campusmontecatini.it

VOLLEY PER LA PACE

AL VIA IL TORNEO STUDENTESCO DELLA SOLIDARIETA’

Grazie a un contributo di tre euro ogni partecipante diventa attore protagonista di un gesto di solidarietà. La cifra raccolta permetterà il sostegno a un progetto che è ancora allo studio e che verrà reso noto al più presto.

Intanto, grazie anche all’iscrizione del Team Prof. il torneo si preannuncia incandescente.

 PER RICORDARE DEBORA

Anche Debora Nardi è stata una di noi! Nei primi anni del liceo ha condiviso il nostro progetto, le nostre iniziative, la nostra amicizia. Poi, quando gli impegni di studio, ma soprattutto quelli legati allo sci, agli allenamenti non le consentivano di dare continuità alla sua presenza, ha preferito fare la scelta di non continuare.

Quante volte le avrò detto che non importava, che poteva sentirsi libera di partecipare quando le era possibile, ma lei niente; mi diceva sempre: “Le cose voglio farle bene, o riesco a venire sempre o è più giusto che lasci spazio agli altri”. Mi è sempre dispiaciuta questa tua scelta, averti con noi infatti era sempre bello, ma tu lo sai, l’ho anche sempre molto apprezzata quale segno di grande serietà e maturità.

Oggi, che i nostri occhi si inumidiscono ancora facilmente quando la mente corre a ripescare i ricordi della tua presenza in mezzo a noi, nel dirti grazie, ti diciamo che desideriamo continuare a sentirti dei nostri. Ne abbiamo parlato con la tua famiglia. Studieremo insieme anche i dettagli, ma fin d’ora ti vogliamo anticipare il nostro impegno a finanziare una borsa di studio che tenga vivo il tuo nome. Ciao Debby.

Deba

ANCHE UN BAMBINO CON NOI…

PARTITO IL PROGETTO DI ADOZIONE A DISTANZA

Una piccolissima quota mensile da parte di ciascuno di noi ci consentirà di dare cibo, alloggio e scuola a un bambino dell’Uganda. Per noi anche questo è lavorare per la Pace.

Grazie per averci letto, appuntamento al prossimo numero